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La Stazione Zoologica Anton Dohrn protagonista del progetto SharkAGE: studi su cervello, cuore e genoma del vertebrato più longevo al mondo per comprendere i meccanismi biologici dell’invecchiamento e le possibili ricadute sulla salute umana

Si è conclusa con successo la missione scientifica internazionale svolta dal 7 al 16 giugno 2026 nello Skagerrak, lo stretto del Mare del Nord che bagna le coste di Danimarca, Norvegia e Svezia, dedicata allo studio dello squalo della Groenlandia (Somniosus microcephalus), considerato il vertebrato più longevo oggi conosciuto, con una aspettativa di vita che può superare i 400 anni.

La campagna di ricerca ha coinvolto 23 scienziati provenienti da Danimarca, Italia, Regno Unito, Stati Uniti, Canada, Francia e Germania, a bordo della nave oceanografica Dana IV, la più grande unità di ricerca messa a disposizione dal Governo danese e gestita dalla Denmark Technical University (DTU).

L’attività rientra nel progetto internazionale “Old and Cold”, finanziato dal Governo danese e avviato dal professor John Fleng Steffensen, pioniere degli studi sulla biologia e l’ecologia dello squalo della Groenlandia. Oggi il progetto è coordinato da Kirstine Fleng Steffensen, che ha guidato l’organizzazione della missione.

L’obiettivo principale della spedizione è approfondire la conoscenza della biologia, dell’ecologia e del comportamento di questa straordinaria specie, con particolare attenzione agli effetti del cambiamento climatico sulla fisiologia cardiaca e sul metabolismo. Parallelamente, sono stati raccolti campioni biologici destinati a studi genetici, citogenetici e neurobiologici, finalizzati alla caratterizzazione del genoma, alla determinazione del numero di cromosomi, all’analisi dei telomeri e allo sviluppo di linee cellulari sperimentali.

All’interno di questa iniziativa si inserisce il progetto italiano PRIN2022 “SharkAGE”, coordinato dal professor Alessandro Cellerino della Scuola Normale Superiore, in collaborazione con Eva Terzibasi Tozzini (SZN, BEOM), Paolo Domenici (Dirigente di Ricerca dell’IBF-CNR di Pisa e associato BEOM) e Sara Ferrando (UniGE). Per la Stazione Zoologica Anton Dohrn hanno preso parte alla campagna Emanuele Astoricchio, ricercatore post-doc del progetto SharkAGE e il ricercatore associato Paolo Domenici. Il programma di ricerca mira a identificare i meccanismi molecolari che consentono allo squalo della Groenlandia di raggiungere una longevità eccezionale e di mantenere funzionali organi vitali come cervello e cuore per secoli.

In particolare, il gruppo della Stazione Zoologica Anton Dohrn sta studiando i processi di neurogenesi adulta, ovvero la capacità del cervello di generare nuovi neuroni nel corso della vita, e i fenomeni neuroinfiammatori associati all’età, attraverso l’analisi di specifici marcatori cellulari. L’obiettivo è comprendere come il sistema nervoso di questi animali riesca a preservare la propria funzionalità nonostante l’avanzare dell’età.

I dati raccolti saranno inoltre confrontati con quelli del lemargo mediterraneo (Somniosus rostratus), specie affine ma caratterizzata da una vita molto più breve, inferiore ai 60 anni. Questo approccio comparativo consentirà di identificare i fattori genetici e biologici che potrebbero aver favorito l’evoluzione della straordinaria longevità dello squalo della Groenlandia.

La ricerca si inserisce in un quadro scientifico già particolarmente avanzato. Negli ultimi anni, infatti, il consorzio internazionale ha contribuito alla pubblicazione del primo genoma della specie e a studi innovativi sulla fisiologia cardiaca, aprendo nuove prospettive per la comprensione dei processi di invecchiamento.

I risultati attesi rappresentano un importante passo avanti nel campo della biologia dell’invecchiamento. Le prime evidenze suggeriscono infatti che lo squalo della Groenlandia possieda eccezionali meccanismi di resilienza biologica, capaci di preservare l’efficienza di organi fondamentali come cervello e cuore nonostante l’accumulo di danni cellulari tipicamente associati all’età.

L’integrazione delle analisi neurobiologiche con studi genomici, trascrittomici e proteomici consentirà di individuare i principali pathway molecolari coinvolti nei processi di longevità e mantenimento funzionale dei tessuti. Comprendere tali meccanismi potrebbe fornire nuove conoscenze utili non solo per la conservazione delle specie marine, ma anche per la ricerca biomedica, contribuendo allo sviluppo di strategie innovative per promuovere un invecchiamento sano nell’uomo.

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Al via il progetto di citizen science coordinato dalla Stazione Zoologica Anton Dohrn, in collaborazione con CNR-INM e Triton ETS, che coinvolge la pesca sportiva nella raccolta di dati scientifici per migliorare la conoscenza e la conservazione degli elasmobranchi mediterranei

Prende il via BLUE (Big-game Learning and Understanding of Elasmobranchs), un progetto di scienza partecipata dedicato a comprendere meglio squali e razze del Mediterraneo. Un nome che richiama il mare e la volontà di costruire un ponte tra il mondo della ricerca e quello della pesca sportiva, trasformando le osservazioni raccolte in mare in informazioni utili alla scienza e alla conservazione.

L'iniziativa è coordinata dalla Genoa Marine Centre - Stazione Zoologica Anton Dohrn, in collaborazione con il Consiglio Nazionale delle Ricerche - Istituto di Ingegneria del Mare e Triton ETS.

Gli elasmobranchi - squali e razze - svolgono un ruolo fondamentale negli ecosistemi marini, ma oltre la metà delle specie presenti nel Mediterraneo è oggi considerata minacciata secondo la Lista Rossa IUCN. Nonostante la loro importanza ecologica, molte informazioni sulla distribuzione, l'abbondanza e l'ecologia di queste specie rimangono ancora incomplete.

"Per molte specie pelagiche (come la verdesca, lo squalo mako, il volpe o il trigone viola) esistono ancora importanti lacune conoscitive", spiega Massimiliano Bottaro, ricercatore della Stazione Zoologica Anton Dohrn e coordinatore del progetto. "I pescatori d'altura frequentano aree e periodi che spesso sfuggono ai monitoraggi scientifici tradizionali. BLUE nasce proprio per trasformare queste osservazioni in dati utili alla ricerca e alla corretta gestione."

I partecipanti potranno segnalare le proprie catture registrando specie, taglia, sesso, coordinate geografiche, profondità e condizioni dell'animale al momento del rilascio. Le informazioni saranno validate dai ricercatori e confluiranno in una banca dati, che costituirà il primo nucleo di un registro dedicato agli elasmobranchi osservati nell'ambito della pesca sportiva.

"Chi frequenta il mare con continuità sviluppa una conoscenza diretta dell'ambiente e delle specie che lo abitano", osserva Davide Di Blasi del Consiglio Nazionale delle Ricerche - INM. "Il valore di BLUE sta nella capacità di integrare queste osservazioni con il metodo scientifico”.

Le segnalazioni potranno essere inviate tramite WhatsApp (331 7004417) e Instagram (@elasmoblue), nel pieno rispetto della normativa sulla privacy. Parallelamente, il progetto promuoverà buone pratiche di rilascio e una maggiore consapevolezza sul ruolo ecologico di squali e razze, contribuendo a rafforzare il dialogo tra il mondo della ricerca e i cittaadini.

"Vogliamo costruire una comunità di persone che non si limiti a osservare il mare, ma contribuisca concretamente a conoscerlo e proteggerlo", sottolinea Elisa La Mendola di Triton ETS. "La partecipazione attiva dei cittadini può diventare uno strumento importante per la ricerca, la conservazione e la diffusione di una maggiore cultura del mare."

BLUE nasce con l'obiettivo di costruire una rete di osservatori distribuita lungo i principali settori della pesca sportiva d'altura italiana, dal Mar Ligure allo Stretto di Sicilia. Attraverso il contributo diretto dei pescatori sportivi, il progetto raccoglierà dati utili a migliorare la conoscenza degli elasmobranchi mediterranei e a supportarne la conservazione.

Il primo test flight di BLUE è previsto per il 21 giugno. Questa fase sperimentale permetterà di verificare sul campo protocolli, strumenti e modalità di coinvolgimento della rete di osservatori volontari che contribuirà alla raccolta dei dati nel corso del progetto. L'attività sarà realizzata nell'ambito della 7ª edizione del "Big Game Tuna - Città di Agrigento", organizzata dall'A.S.D. Nautic di San Leone (AG).

"Molti pescatori praticano già il rilascio volontario di squali e altre specie di interesse conservazionistico", conclude Marco Imparato, Presidente di FIPSAS Liguria. "Sosteniamo il progetto perché favorisce la collaborazione tra pescatori e ricercatori e contribuisce ad accrescere la conoscenza e la tutela della biodiversità marina."

Per partecipare attivamente al progetto e contribuire alla raccolta dei dati, i pescatori potranno inviare segnalazioni e osservazioni direttamente al team di BLUE tramite WhatsApp al numero o attraverso il profilo Instagram @elasmoblue. L'utilizzo di questi strumenti di messaggistica e social media come canali di raccolta rappresenta un approccio innovativo che consente di rendere semplice, immediata e capillare la partecipazione dei cittadini alla ricerca scientifica. Gli stessi canali saranno inoltre utilizzati per fornire informazioni, chiarimenti sui protocolli di raccolta dati e aggiornamenti sulle attività del progetto.

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                       BLUE adesivo con acronimo

Paolo Guidetti della Stazione Zoologica Anton Dohrn Paolo guida uno studio internazionale pubblicato su Research Integrity and Peer Review che invita a ripensare profondamente il modello della comunicazione scientifica

La conoscenza scientifica rappresenta uno dei pilastri fondamentali delle società moderne e delle decisioni che incidono sul futuro del pianeta. Tuttavia, il sistema che ne garantisce la diffusione e la validazione mostra oggi criticità sempre più evidenti. È quanto emerge da un articolo pubblicato sulla rivista Research Integrity and Peer Review da un gruppo internazionale di ecologi e sociologi della conservazione marina guidati da Paolo Guidetti, Dirigente di Ricerca della Stazione Zoologica Anton Dohrn e Coordinatore della Sede di Genova.

Lo studio analizza le profonde trasformazioni che hanno interessato il settore dell’editoria scientifica negli ultimi anni, evidenziando come l’attuale modello stia progressivamente allontanandosi dalla sua funzione primaria: garantire la diffusione di conoscenze rigorose, affidabili e utili alla società.

Gran parte della ricerca scientifica è finanziata con risorse pubbliche e realizzata da ricercatori che operano in università ed enti pubblici di ricerca. Allo stesso tempo, una quota significativa delle attività essenziali al processo editoriale – dalla revisione degli articoli alla partecipazione ai comitati editoriali – viene svolta gratuitamente dagli stessi ricercatori. Nonostante ciò, i costi richiesti per pubblicare e accedere ai risultati della ricerca sono aumentati in modo considerevole, generando profitti sempre più elevati (vampirizzando i fondi pubblici della ricerca) per i grandi gruppi editoriali commerciali.

Negli ultimi dieci anni il numero delle riviste scientifiche è cresciuto in maniera esponenziale. Una dinamica che ha reso sempre più complesso reperire revisori qualificati e ha contribuito a indebolire il sistema della peer review, il controllo tra pari, che costituisce uno dei fondamenti del metodo scientifico. Secondo gli autori, ciò ha favorito una riduzione della qualità delle valutazioni, un aumento del rischio di errori e casi di frode scientifica, nonché una proliferazione di pubblicazioni con scarso valore innovativo e limitato impatto sulla produzione di nuova conoscenza.

A questo scenario si aggiunge il fenomeno delle cosiddette riviste “predatorie”, che offrono percorsi di pubblicazione rapidi, ma privi di adeguate verifiche scientifiche e caratterizzati da modelli poco trasparenti. Un sistema ulteriormente alimentato dalla crescente pressione esercitata sui ricercatori affinché pubblichino un numero sempre maggiore di articoli, spesso a discapito della qualità e dell’originalità dei risultati.

«La scienza è un bene pubblico e la sua credibilità dipende dalla solidità dei processi che ne garantiscono la produzione e la diffusione», afferma Paolo Guidetti. «Oggi assistiamo a una progressiva distorsione del sistema editoriale, nella quale logiche commerciali e indicatori quantitativi rischiano di prevalere sulla qualità della ricerca. È necessario riportare al centro il valore della conoscenza, promuovendo modelli editoriali più trasparenti, sostenibili e realmente orientati all’interesse collettivo».

Gli autori propongono una serie di interventi per invertire questa tendenza: favorire la pubblicazione su riviste gestite da università, enti pubblici di ricerca e società scientifiche; contrastare pratiche editoriali poco etiche; rivedere i criteri di valutazione della ricerca privilegiando la qualità rispetto alla mera produttività numerica; istituire un organismo pubblico indipendente, possibilmente a livello europeo, incaricato di accreditare le riviste sulla base di rigorosi criteri scientifici ed etici.

«In ambiti come la conservazione della biodiversità e la tutela dell’ambiente, decisioni fondate su evidenze scientifiche deboli o poco affidabili possono produrre conseguenze rilevanti per gli ecosistemi e per la società», conclude Guidetti. «Rafforzare l’integrità e l’affidabilità della letteratura scientifica significa tutelare la capacità delle istituzioni di prendere decisioni informate e costruire politiche efficaci per affrontare le grandi sfide del nostro tempo».

Link all'articolo:https://rdcu.be/fnSyp

 

Il Presidente Roberto Bassi: “Un risultato che premia il lavoro di tutta la comunità della SZN e ci incoraggia a proseguire con determinazione nel percorso di crescita e innovazione”

 La Stazione Zoologica Anton Dohrn consolida il proprio ruolo tra gli enti di ricerca di riferimento a livello nazionale, ottenendo risultati di particolare rilievo nella Valutazione della Qualità della Ricerca (VQR) 2020-2024 condotta dall'ANVUR.

La valutazione evidenzia il conseguimento della prima posizione tra gli Enti di ricerca per produzione scientifica e della seconda posizione per la gestione di infrastrutture di ricerca, oltre a risultati di particolare rilievo nella valorizzazione delle conoscenze e nella capacità di attrarre finanziamenti competitivi internazionali.

Particolarmente significativo è il risultato conseguito nell'Area 5 – Scienze Biologiche, settore nel quale si concentra la quasi totalità della produzione scientifica dell'Ente. Gli indicatori di qualità della ricerca confermano il posizionamento di vertice dell'Ente sia per il personale strutturato sia per i ricercatori reclutati o promossi nel periodo di riferimento, consolidando la capacità di valorizzare nuove competenze.

Tra i dati più rilevanti emerge inoltre il conferimento del 100% dei prodotti della ricerca richiesti, senza alcuna mancanza, a testimonianza dell'efficacia dei processi organizzativi e dell'attenzione ai criteri di qualità adottati dall'Ente.
Positivi anche i risultati relativi alla valorizzazione delle conoscenze e alla Terza Missione, con due terzi dei casi studio presentati che hanno ottenuto valutazioni di eccellenza, confermando la capacità della ricerca della SZN di generare impatti concreti sul territorio e sulla società.

Sul fronte della competitività internazionale, la Stazione Zoologica ha gestito nel periodo valutato 29 progetti competitivi internazionali per un valore complessivo di circa 9,93 milioni di euro, confermando il proprio inserimento nelle principali reti scientifiche europee e internazionali.
Di particolare rilievo anche il risultato del Dipartimento di Ecologia Marina Integrata, che si colloca al primo posto nella propria categoria per qualità complessiva della ricerca, rappresentando una delle punte di eccellenza dell'Ente.

«I risultati della VQR 2020-2024 rappresentano un importante riconoscimento del valore scientifico della Stazione Zoologica Anton Dohrn e dell'impegno quotidiano di ricercatrici, ricercatori, tecnologi, tecnici e personale amministrativo», dichiara il Presidente Roberto Bassi. «A tutta la comunità dell'Ente rivolgo il mio più sincero ringraziamento per il lavoro svolto. Questo risultato conferma la validità del percorso intrapreso e ci invita a proseguire con determinazione, investendo nella qualità della ricerca, nell'innovazione e nella capacità di generare conoscenza e valore per la società.»

La valutazione ANVUR conferma così il ruolo della Stazione Zoologica Anton Dohrn come centro di eccellenza della ricerca biologica e marina, capace di coniugare qualità scientifica, impatto e competitività internazionale.

 

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AVVISO INTERNO PER MANIFESTAZIONE D’INTERESSE PER L’AFFIDAMENTO DELL’INCARICO DI RESPONSABILE DELLA PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE E DELLA TRASPARENZA

Scadenza ore 12.00 del 19.06.2026

Avviso

Allegato A

 Al Turtle Point di Portici (NA) la prima sperimentazione in Italia con trasmettitori satellitari ultra-leggeri e test sul nuoto per proteggere le tartarughe marine del Mediterraneo

Dopo la sperimentazione avviata lo scorso anno, che ha segnato la prima applicazione in Italia di trasmettitori satellitari su piccoli esemplari di Caretta caretta, il progetto LIFE TURTLENEST, cofinanziato dall’Unione Europea e coordinato da Legambiente, torna nelle acque di Ventotene con una nuova liberazione in programma il 25 maggio 2026.

Allevati presso il Centro Ricerche Tartarughe Marine del Turtle Point di Portici (NA) della Stazione Zoologica Anton Dohrn, i giovani esemplari saranno monitorati tramite trasmettitori satellitari miniaturizzati a energia solare quando saranno liberati in natura. I dispositivi, grandi quanto una moneta e dal peso inferiore ai 3 grammi, meno dell’1% del peso corporeo delle tartarughe, consentiranno di seguirne gli spostamenti in mare, valutare la sopravvivenza e contribuire all’individuazione delle aree nursery del Mediterraneo occidentale.

In particolare, saranno rilasciati 20 post-hatchling, di cui 10 dotati di microtag satellitari, per seguire gli spostamenti dei piccoli esemplari nelle prime fasi della loro vita marina. Le tartarughe provengono da 7 nidi della Campania, schiusi tra 19 settembre e 5 ottobre 2025. Hanno già raggiunto un peso medio di circa 1 kg e, nelle ultime settimane, sono state preparate al rilascio attraverso sessioni di nuoto in un piccolo canale contro corrente, utile a valutare l’effetto del microtag satellitare sulla loro capacità di nuoto e relativo consumo energetico.

“Il nostro obiettivo principale- spiega Andrea Affuso, Primo Tecnologo e coordinatore del Turtle Point di portici - è garantire il mantenimento in condizioni ottimali e adeguate alla specie, che consenta lo sviluppo delle giovani tartarughe nel pieno rispetto del loro benessere. Il successo del nostro programma di head-starting si è evidenziato quest’anno in un tasso di crescita più elevato e in un comportamento generalmente socievole, privo di interazioni aggressive”.

Una delle principali novità di quest’anno riguarda le modalità di alloggiamento ed accudimento: i piccoli sono stati ospitati in un’unica vasca di grandi dimensioni, con misure pari a 428 x 204 x 90 cm, dotata di un impianto di ricircolo dell’acqua dedicato. Inoltre, sono stati introdotti arricchimenti per rendere l’ambiente più attrattivo, offrendo allo stesso tempo piccoli rifugi nella vasca condivisa ed è cambiata la modalità di somministrazione dell’alimento, offerto in maniera controllata, ma non individuale, nell’intento di favorire lo sviluppo di quei comportamenti competitivi che saranno utili al momento del ritorno alla vita selvatica.

L’iniziativa si inserisce nel progetto LIFE TURTLENEST, cofinanziato dall’Unione Europea e coordinato da Legambiente, che punta alla conservazione della specie e alla riduzione dell’impatto antropico nei siti di nidificazione del Mediterraneo occidentale.

foto1Un laboratorio di innovazione: il programma di head-starting

Per aumentare le probabilità di sopravvivenza delle giovani tartarughe marine, il progetto ha introdotto anche in Italia la strategia dell’head-starting, un programma di allevamento in cattività nei primi mesi di vita, ispirato a modelli già consolidati in Spagna.

Le attività sono iniziate nel giugno 2023 con una ricerca scientifica sui protocolli europei, seguita da visite tecniche presso i centri CRAM e Oceanogràfic grazie alla collaborazione con gli atenei spagnoli Universitat de Barcelona (UB) e Fundació Universitària Balmes (UVIC-UCC). Nel 2024, la SZN ha progettato e attrezzato la prima struttura italiana per l’head-starting. All’inizio del 2025 è stata installata la prima incubatrice artificiale presso il Turtle Point, a supporto della gestione dei nidi in situazioni critiche o a fine stagione. I piccoli sono stati accolti nella nursery, dotata di vasche e sistemi di supporto vitale, poi sostituiti da un moderno impianto di acquacoltura a ricircolo (RAS).

Tartarughe “atlete”: test di nuoto per valutare benessere e consumi energetici

Tra le attività di monitoraggio più rilevanti figurano i test di nuoto controllato. Già nel 2024, a partire dal secondo mese di vita, i giovani esemplari sono stati inseriti in un mini canale sperimentale con corrente a 8 cm/sec per 30 minuti al giorno. I ricercatori hanno monitorato la frequenza respiratoria, la durata del nuoto continuo e la forza esercitata, misurata con una cella di carico. Quest’anno è seguita una nuova fase di osservazione controllata per verificare l’impatto energetico dei trasmettitori satellitari: le tartarughe, raggiunti un peso medio di 800 g, hanno nuotato in un nuovo canale con corrente a 13 cm/sec senza e con il tag satellitare, per accertare che l’applicazione dei microtag non comprometta la capacità di movimento. Grazie ad un sistema di respirometria è stato possibile di registrare il consumo di ossigeno durante delle tartarughine mentre nuotavano per verificare che non aumenta il loro consumo energetico quando portano il tag sul loro guscio.

foto2Risultati della tracking satellitare 2025

Nel corso del 2025, le prime giovani tartarughe marine allevate nell’ambito del progetto sono state seguite per la prima volta tramite telemetria satellitare per un periodo di circa due mesi. I risultati mostrano che questi giovani individui sono già in grado di nuotare attivamente, orientando i propri spostamenti anche in direzioni diverse rispetto a quelle delle correnti marine predominanti. Allo stesso tempo, le grandi correnti del Mar Tirreno settentrionale giocano un ruolo chiave nella loro dispersione, influenzando i percorsi di viaggio e portando alcune tartarughe fino al Mar Ligure o attraverso lo stretto tra Corsica e Sardegna

Per Sandra Hochscheid, Primo Ricercatore, e responsabile scientifico della SZN per il progetto LIFE TURTLENEST: “Questi risultati dimostrano che le giovani tartarughe sono già in grado di affrontare l’alto mare e di muoversi attivamente alla ricerca di condizioni favorevoli. Ora vogliamo capire se anche quest’anno verrà confermato questo modello di dispersione, in particolare la preferenza per uno spostamento verso ovest.”

La liberazione dei piccoli a Ventotene

Il rilascio dei piccoli avverrà in collaborazione con l’Area Marina Protetta Isole di Ventotene e Santo Stefano, con l’Ufficio Locale Marittimo della Guardia Costiera di Ventotene e con l’Ufficio Circondariale Marittimo Guardia Costiera di Ponza, a conferma di una rete di collaborazione consolidata tra enti di ricerca, istituzioni e realtà del territorio. La Guardia Costiera, infatti, non garantisce soltanto un monitoraggio costante ed una prevenzione e repressione degli illeciti ambientali; svolge una costante opera di promozione attiva e di supporto delle iniziative di promozione della cultura del mare e, in particolare, della tutela dell’ecosistema marino e costiero.

“L’Area Marina Protetta di Ventotene rappresenta da anni un punto di riferimento fondamentale per la tutela della biodiversità marina e, in particolare, per la salvaguardia delle tartarughe marine - commenta Antonio Romano, direttore dell’AMP di Ventotene - L’area di rilascio nell’area marina protetta costituisce uno spazio strategico che consente agli esemplari di tornare in mare nelle migliori condizioni possibili. Siamo orgogliosi di questa giornata e di quello che rappresenta perché l’Area Marina protetta supporta e sostiene da anni queste attività di monitoraggio scientifico e conservazione delle tartarughe marine, collaborando con gli enti di ricerca come la SZN, e con le istituzioni per raccogliere dati preziosi e promuovere una maggiore sensibilizzazione sul tema della tutela del mare e delle specie protette”.

Per Stefano Di Marco, Coordinatore dell'Ufficio Progetti di Legambiente e Project Manager del LIFE Turtlenest: “Life Turtlenest si dimostra ancora una volta un progetto importante per implementare tangibilmente la tutela della biodiversità marina, anche tramite iniziative di forte interesse scientifico. La ricerca crea basi stabili per costruire e attuare modelli di conservazione efficaci. Inoltre, le solide alleanze che stiamo realizzando tra comunità scientifica, istituzioni, associazioni, cittadini e operatori turistici sono essenziali per garantire la protezione delle nuove aree di nidificazione e la conservazione della specie. Con il progetto Life Turtlenest stiamo costruendo proprio questo modello di collaborazione, e i risultati sul campo sono già molto incoraggianti”.

IL PROGETTO LIFE TURTLENEST

Life Turtlenest, un progetto cofinanziato dall’Unione Europea attraverso il programma LIFE e coordinato da Legambiente, finalizzato al miglioramento della conservazione della tartaruga marina comune (Caretta caretta) in Italia, Spagna e Francia, attraverso attività di monitoraggio, messa in sicurezza dei nidi, ricerca scientifica e campagne di informazione e sensibilizzazione. Oltre al coordinatore Legambiente, partecipano al progetto europeo la Stazione zoologica Anton Dhorn; Ispra; Università La Sapienza di Roma; Università di Barcellona; BETA Technological Centre (UVic-UCC); ENCI; Cest Med; Regione Basilicata, Regione Campania, Regione Puglia, Regione Lazio, Agenzie per la protezione ambientale della Toscana. Oltre alle regioni italiane bagnate dal mar Tirreno (Basilicata, Puglia, Campania, Sicilia, Lazio, Sardegna e Toscana) Life Turtlenest interverrà nella regione francese Camargue, in Costa Azzurra e in Corsica e e nelle regioni spagnole di Catalogna, Murcia, Andalusia, Isole Baleari e Valencia.

 

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Napoli, 22 maggio 2026 – «Lo studio della bio-diversità è urgente e richiede coordinazione e collaborazione tra quanti se ne occupano. È una sfida complessa, ma insieme ce la faremo». Con queste parole il presidente della Stazione Zoologica Anton Dohrn, Roberto Bassi, è intervenuto oggi all’incontro dedicato alla Giornata Mondiale della Biodiversità presso la Tenuta Presidenziale di Castelporziano, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

L’iniziativa, promossa da Cnr, Fondazione Marevivo e National Biodiversity Future Center (NBFC) e che ha visto la partecipazione di una folta delegazione dell’Ente, ha riunito istituzioni, ricercatori, volontari e studenti per richiamare l’attenzione sull’urgenza della tutela del patrimonio naturale, con particolare riferimento alla biodiversità marina.

Nel suo intervento, il presidente Bassi ha sottolineato il ruolo storico della Stazione Zoologica Anton Dohrn nello studio della biodiversità, ricordando come l’Ente abbia anticipato di oltre un secolo l’approfondimento scientifico di un tema oggi centrale per la comprensione degli ecosistemi e dei cambiamenti climatici. Bassi ha inoltre richiamato la necessità di affrontare le sfide ambientali attraverso una collaborazione stabile tra istituzioni di ricerca e mondo della divulgazione scientifica, rimarcando il valore del dialogo con il Cnr, definito “fratello maggiore”, e con Marevivo, impegnata nel portare la ricerca scientifica all’attenzione del grande pubblico.

La partecipazione della Stazione Zoologica Anton Dohrn all’appuntamento di Castelporziano conferma l’impegno dell’Ente nella ricerca e nella salvaguardia della biodiversità marina, in un percorso che unisce conoscenza scientifica, cooperazione istituzionale e divulgazione.

foto di gruppo SZN Castelporziano

Elezione del componente eletto del Consiglio di Amministrazione della
Stazione Zoologica Anton Dohrn
Istituto Nazionale di Biologia, Ecologia e Biotecnologie Marine

Elenchi Elettorato Attivo

Candidati

 Teresa Romeo

 Fabrizio Vecchi

 Francesco Paolo Patti 

Romeo 

 Vecchi

Patti 

Curriculum Vitae

Curriculum Vitae 

Curriculum Vitae

Lettera motivazionale

Lettera motivazionale 

Lettera motivazionale 

 

Si comunica che sono aperte le candidature per l’elezione del membro designato dal Personale dell’Ente, dal Personale Associato e dalla restante parte della Comunità Scientifica di Riferimento.

A tale carica possono accedere i ricercatori e tecnologi dell’Ente in servizio alla data di indizione della consultazione elettorale.

Di seguito la Delibera del Consiglio di Amministrazione n. 31 del 5 maggio 2026 (repertoriata con il numero 31 del 13 maggio 2026) che definisce le procedure e le tempistiche da seguire.

 

Procedura per la designazione del componente eletto del Consiglio di Amministrazione della SZN

Presentazioni candidati del Consiglio di Amministrazione della SZN

Risultati elezioni componente del Consiglio di Amministrazione

 

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Last update, 30 June 2026

Monica Montefalcone fotoScrivere della scomparsa di una persona la cui costante espressione era il sorriso non è semplice.

Monica Montefalcone era Professoressa Associata di Ecologia all’Università di Genova, dove aveva conseguito il Dottorato di Ricerca in Scienze della Terra e del Mare. Prima ancora si era laureata presso l’Università degli Studi di Milano.

Nata a Milano, lontano dal mare, aveva trovato la sua ‘gemella’ in una pianta marina, Posidonia oceanica, che è diventata il fil rouge della sua vita professionale. Tesi di Laurea e Dottorato hanno avuto come soggetto di studio proprio le praterie di P. oceanica in Liguria. Ne era diventata col tempo un’esperta internazionale, come dimostrano le numerose pubblicazioni su riviste scientifiche, i tanti progetti che ha diretto e il cordoglio che sta giungendo anche dall'estero. Il suo sforzo era volto a ‘salvare’ questa pianta attraverso la sua ricerca e a convincere le persone fuori dell’accademia a contribuire attraverso le attività, non meno importanti, di disseminazione e comunicazione. Era a suo agio tanto ad un convegno scientifico, quanto davanti ad una telecamera…con una costante, il suo sorriso. Lo stesso sorriso che accoglieva chiunque passasse all’Università, il sorriso che aveva anche quando si parlava di fatti non necessariamente positivi, ma soprattutto il sorriso di quando mostrava, con orgoglio, la sua foto di bambina al mare con già addosso un mutino da sub.

Monica ha avuto i suoi mentori — che hanno da subito captato la sua passione per il mare, le sue capacità e le sue motivazioni — da cui ha saputo cogliere il senso, il valore e l’impegno di ‘fare l’ecologo marino e occuparsi di conservare’ questa meravigliosa massa di acqua salata insieme con i suoi ‘compagni’ viventi, umani e non umani. Come in natura energia e materia fluiscono nel tempo, nello spazio, tra viventi e non viventi, Monica ha fatto poi fluire la sua energia alle giovani generazioni di ecologi marini che con lei si sono formati o hanno lavorato. Era dinamica, instancabile, sempre pronta a condividere il sapere scientifico e a trasformare ogni uscita in mare in un momento di apprendimento e di scambio, soprattutto per le nuove generazioni.

Monica non era sola in quel mare maldiviano. Con lei hanno tragicamente perso la vita sua figlia Giorgia, che con la madre condivideva la passione per la subacquea, Muriel, assegnista di ricerca all'Università di Genova, e Federico, che stava muovendo i primi passi nel mondo della ricerca marina. Con loro anche Gianluca, istruttore e capobarca, che quel mare lo conosceva profondamente. Vite diverse, accomunate dalla stessa grande passione.

Il vuoto che Monica lascia, in tutti coloro che hanno avuto il privilegio di conoscerla, è umano oltre che professionale. Il suo percorso di carriera Monica se lo è costruito con dedizione, coerenza, competenza e senso del dovere. Non ha mollato neanche un centimetro di fronte ad alcune difficoltà, costruendosi con le proprie mani quello che nessuno avrebbe potuto toglierle. Era una persona sempre pronta ad ascoltare con sincero interesse nuove idee e punti di vista. Aveva la rara capacità di mettere a proprio agio fin da subito: bastavano pochi minuti con lei per sentirsi in perfetta sintonia.

Monica è stata e deve continuare ad essere un modello per tante giovani ricercatrici e ricercatori: una persona capace di dimostrare che la carriera scientifica può convivere con il sorriso, l’ascolto, la collaborazione e rimanendo profondamente esseri umani.

Alla sua famiglia in primo luogo, ma anche alle studentesse, agli studenti, ai colleghi, alle colleghe e a chiunque la conoscesse va il pensiero di un’intera comunità che non la dimenticherà e che cercherà

di portare avanti anche per lei il meraviglioso e necessario lavoro di proteggere la nostra comune, grande ‘casa salata’, per la quale Monica si è spesa con tutta la sua passione, energia e competenza.

Un saluto da parte di tutte e tutti della Sede di Genova della Stazione Zoologica Anton Dohrn e dal Consiglio di Amministrazione SZN ed i ricercatori tutti.

 

PRIMA TAPPA AD ISCHIA LUNEDI' 18 MAGGIO

Scienza, innovazione e mare si incontrano il 18 e il 22 maggio a Ischia e Napoli (Molo San Vincenzo) con le scuole e in un evento aperto al pubblico promosso da Stazione Zoologica Anton Dohrn, Fondazione Race for Water, GIS Posidonie, Comune di Ischia, Ischia Risorsa Mare, Lega Navale di Napoli e Comando Logistico della Marina Militare

Dopo la Missione Posidonia 2025, l’Odissea Oceano & Clima della Fondazione Race for Water compie un nuovo passo strategico con il lancio di Posidonia Connect, il progetto internazionale che approda per la prima volta in Italia con l’obiettivo di rafforzare il monitoraggio, la conoscenza e la protezione delle praterie di Posidonia oceanica nel Mediterraneo.

Protagonista della missione è il MODX 70 Ganany, catamarano a zero emissioni frutto della Fondazione Race for Water. Pensato per una navigazione pulita e silenziosa, il catamarano Ganany integra energia solare, idrogenazione e ali veliche automatizzate, riducendo al minimo l’impatto ambientale. Una piattaforma innovativa che consente di eliminare le emissioni di CO₂ e gli inquinanti atmosferici, limitando al contempo l’inquinamento acustico, una delle pressioni più insidiose per gli ecosistemi marini.

Il 5 maggio 2026 il catamarano è salpato da Marsiglia per la sua prima missione internazionale in Italia, in programma fino al 28 maggio, con un itinerario dedicato allo studio del ruolo essenziale della Posidonia oceanica per la biodiversità, la resilienza climatica e la difesa delle coste. La tappe di Ischia e di Napoli (Molo San Vincenzo) per lunedì 18 e venerdì 22 maggio 2026 prevedono incontri di divulgazione con le scuole, con gli stakeholder e, in particolare nella tappa di Napoli, è previsto un incontro istituzionale e un incontro con il pubblico. Sono in programma colloqui sullo stato di salute della Posidonia e anche la opportunità di visitare il catamarano. Gli eventi sono promossi da Stazione Zoologica Anton Dohrn, Fondazione Race for Water, GIS Posidonie, Lega Navale di Napoli, Comando Logistico della Marina Militare, Comune di Ischia e Ischia Risorsa Mare. Questi eventi rappresentano un momento centrale della missione, che unisce ricerca scientifica, cooperazione internazionale e sensibilizzazione del pubblico.

La Stazione Zoologica vanta una lunga tradizione nello studio della Posidonia oceanica e vedrà coinvolti in questa missione diversi ricercatori che impiegheranno tecniche di campionamento e protocolli standardizzati per lo studio dello stato di salute delle praterie di posidonia. Grazie alle competenze acquisite in anni di ricerche e collaborazioni scientifiche, i ricercatori si confronteranno con istituzioni e operatori del mare sul futuro del Mediterraneo e sulle nuove frontiere della ricerca marina, in un dialogo che mette al centro la tutela degli habitat costieri e il valore della cooperazione scientifica internazionale.

La missione non si limita a osservare il declino degli ecosistemi marini, ma punta a co-costruire strumenti di gestione e protezione più efficaci, coinvolgendo ricercatori, istituzioni e attori del territorio. In questa visione, Posidonia Connect rappresenta un tassello strategico: non solo ricerca sul campo, ma anche collaborazione concreta per preservare un habitat fondamentale per il Mediterraneo. La Posidonia oceanica, spesso definita il “polmone del mare”, svolge infatti un ruolo decisivo nell’assorbimento di carbonio, nella protezione delle coste dall’erosione e nel sostegno alla biodiversità marina. La sua tutela è una priorità ambientale, scientifica e politica per l’intero bacino mediterraneo.

La collaborazione scientifica al centro del progetto

Nel quadro del progetto Marha (Marine Habitats), sostenuto dal programma europeo LIFE, il GIS Posidonie ha sviluppato e implementato l’EBQI (Ecosystem-based Quality Index), un indicatore ecosistemico. Applicato lungo il litorale mediterraneo francese e in diversi ecosistemi emblematici, l’indicatore consente di valutare non solo la vitalità della pianta, ma l’ecosistema nella sua interezza: comunità di invertebrati e pesci associati, uccelli marini e interazioni ecologiche.

A differenza dei monitoraggi classici, che si concentrano esclusivamente sulla struttura o sulla salute della pianta, l’EBQI offre una lettura olistica dello stato dell’ambiente marino, fornendo elementi fondamentali per orientare le politiche di conservazione a livello locale, nazionale ed europeo.

Perché l’Italia: testare la robustezza dei protocolli

L’Italia, che ospita quasi il 20% delle praterie di Posidonia presenti nel Mediterraneo, costituisce un terreno di prova ideale per validare l’applicabilità dell’EBQI. Le condizioni ambientali italiane sono infatti diverse da quelle della costa francese: acque più oligotrofiche, ovvero povere di nutrienti, e temperature medie superficiali più elevate danno origine a comunità biologiche specifiche.

Grazie all’applicazione dell’EBQI in Sardegna e nel Golfo di Napoli, la missione punta ad adattare questo strumento alla diversità mediterranea, contribuendo alla definizione di uno standard comune per valutare il Buono Stato Ambientale richiesto dalla Direttiva Quadro sulla Strategia per l’Ambiente Marino (MSFD).

Una spedizione di eccellenza nel cuore del Mediterraneo

La missione riunisce esperti del GIS Posidonie, dell’Università di Sassari e della Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli. Insieme, i ricercatori esploreranno una dozzina di siti tra Sardegna e Campania.

La prima fase dello studio ha interessato alcuni siti preservati delle Aree Marine Protette di Asinara, Capo Testa e Tavolara. La missione nel Golfo di Napoli prevede, invece, l’analisi dell’Area Marina Protetta Regno di Nettuno di Ischia, laboratorio naturale prezioso per lo studio degli effetti dell’acidificazione legati alle emissioni vulcaniche di CO₂, dell’AMP Punta Campanella, in un tratto di mare sottoposto a forte pressione turistica, e di Parco Regionale dei Campi Flegrei-Bacoli, sito caratterizzato da condizioni di maggiore degrado ambientale.

Un’ambizione di lungo periodo e a larga scala geografica

Questa prima missione in Italia rappresenta solo l’inizio di un progetto più ampio. L’obiettivo è estendere progressivamente il lavoro ad altre aree strategiche del bacino mediterraneo, tra cui il Mar delle Baleari, il Mar d’Alboran, il Mare Adriatico, il Mar Ionio, il Mar Egeo e il Bacino Levantino per avere una visione a scala mediterranea dello stato di salute delle praterie di Posidonia. Inoltre, costituisce un modo per rinforzare le collaborazioni scientifiche a livello internazionale e l’importanza delle aree marine protette nella gestione e nella conservazione della biodiversità marina.

posidonia connect locandina

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