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AVVISO INTERNO PER MANIFESTAZIONE D’INTERESSE PER L’AFFIDAMENTO DELL’INCARICO DI RESPONSABILE DELLA PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE E DELLA TRASPARENZA
Scadenza ore 12.00 del 19.06.2026
Al Turtle Point di Portici (NA) la prima sperimentazione in Italia con trasmettitori satellitari ultra-leggeri e test sul nuoto per proteggere le tartarughe marine del Mediterraneo
Dopo la sperimentazione avviata lo scorso anno, che ha segnato la prima applicazione in Italia di trasmettitori satellitari su piccoli esemplari di Caretta caretta, il progetto LIFE TURTLENEST, cofinanziato dall’Unione Europea e coordinato da Legambiente, torna nelle acque di Ventotene con una nuova liberazione in programma il 25 maggio 2026.
Allevati presso il Centro Ricerche Tartarughe Marine del Turtle Point di Portici (NA) della Stazione Zoologica Anton Dohrn, i giovani esemplari saranno monitorati tramite trasmettitori satellitari miniaturizzati a energia solare quando saranno liberati in natura. I dispositivi, grandi quanto una moneta e dal peso inferiore ai 3 grammi, meno dell’1% del peso corporeo delle tartarughe, consentiranno di seguirne gli spostamenti in mare, valutare la sopravvivenza e contribuire all’individuazione delle aree nursery del Mediterraneo occidentale.
In particolare, saranno rilasciati 20 post-hatchling, di cui 10 dotati di microtag satellitari, per seguire gli spostamenti dei piccoli esemplari nelle prime fasi della loro vita marina. Le tartarughe provengono da 7 nidi della Campania, schiusi tra 19 settembre e 5 ottobre 2025. Hanno già raggiunto un peso medio di circa 1 kg e, nelle ultime settimane, sono state preparate al rilascio attraverso sessioni di nuoto in un piccolo canale contro corrente, utile a valutare l’effetto del microtag satellitare sulla loro capacità di nuoto e relativo consumo energetico.
“Il nostro obiettivo principale- spiega Andrea Affuso, Primo Tecnologo e coordinatore del Turtle Point di portici - è garantire il mantenimento in condizioni ottimali e adeguate alla specie, che consenta lo sviluppo delle giovani tartarughe nel pieno rispetto del loro benessere. Il successo del nostro programma di head-starting si è evidenziato quest’anno in un tasso di crescita più elevato e in un comportamento generalmente socievole, privo di interazioni aggressive”.
Una delle principali novità di quest’anno riguarda le modalità di alloggiamento ed accudimento: i piccoli sono stati ospitati in un’unica vasca di grandi dimensioni, con misure pari a 428 x 204 x 90 cm, dotata di un impianto di ricircolo dell’acqua dedicato. Inoltre, sono stati introdotti arricchimenti per rendere l’ambiente più attrattivo, offrendo allo stesso tempo piccoli rifugi nella vasca condivisa ed è cambiata la modalità di somministrazione dell’alimento, offerto in maniera controllata, ma non individuale, nell’intento di favorire lo sviluppo di quei comportamenti competitivi che saranno utili al momento del ritorno alla vita selvatica.
L’iniziativa si inserisce nel progetto LIFE TURTLENEST, cofinanziato dall’Unione Europea e coordinato da Legambiente, che punta alla conservazione della specie e alla riduzione dell’impatto antropico nei siti di nidificazione del Mediterraneo occidentale.
Un laboratorio di innovazione: il programma di head-starting
Per aumentare le probabilità di sopravvivenza delle giovani tartarughe marine, il progetto ha introdotto anche in Italia la strategia dell’head-starting, un programma di allevamento in cattività nei primi mesi di vita, ispirato a modelli già consolidati in Spagna.
Le attività sono iniziate nel giugno 2023 con una ricerca scientifica sui protocolli europei, seguita da visite tecniche presso i centri CRAM e Oceanogràfic grazie alla collaborazione con gli atenei spagnoli Universitat de Barcelona (UB) e Fundació Universitària Balmes (UVIC-UCC). Nel 2024, la SZN ha progettato e attrezzato la prima struttura italiana per l’head-starting. All’inizio del 2025 è stata installata la prima incubatrice artificiale presso il Turtle Point, a supporto della gestione dei nidi in situazioni critiche o a fine stagione. I piccoli sono stati accolti nella nursery, dotata di vasche e sistemi di supporto vitale, poi sostituiti da un moderno impianto di acquacoltura a ricircolo (RAS).
Tartarughe “atlete”: test di nuoto per valutare benessere e consumi energetici
Tra le attività di monitoraggio più rilevanti figurano i test di nuoto controllato. Già nel 2024, a partire dal secondo mese di vita, i giovani esemplari sono stati inseriti in un mini canale sperimentale con corrente a 8 cm/sec per 30 minuti al giorno. I ricercatori hanno monitorato la frequenza respiratoria, la durata del nuoto continuo e la forza esercitata, misurata con una cella di carico. Quest’anno è seguita una nuova fase di osservazione controllata per verificare l’impatto energetico dei trasmettitori satellitari: le tartarughe, raggiunti un peso medio di 800 g, hanno nuotato in un nuovo canale con corrente a 13 cm/sec senza e con il tag satellitare, per accertare che l’applicazione dei microtag non comprometta la capacità di movimento. Grazie ad un sistema di respirometria è stato possibile di registrare il consumo di ossigeno durante delle tartarughine mentre nuotavano per verificare che non aumenta il loro consumo energetico quando portano il tag sul loro guscio.
Risultati della tracking satellitare 2025
Nel corso del 2025, le prime giovani tartarughe marine allevate nell’ambito del progetto sono state seguite per la prima volta tramite telemetria satellitare per un periodo di circa due mesi. I risultati mostrano che questi giovani individui sono già in grado di nuotare attivamente, orientando i propri spostamenti anche in direzioni diverse rispetto a quelle delle correnti marine predominanti. Allo stesso tempo, le grandi correnti del Mar Tirreno settentrionale giocano un ruolo chiave nella loro dispersione, influenzando i percorsi di viaggio e portando alcune tartarughe fino al Mar Ligure o attraverso lo stretto tra Corsica e Sardegna
Per Sandra Hochscheid, Primo Ricercatore, e responsabile scientifico della SZN per il progetto LIFE TURTLENEST: “Questi risultati dimostrano che le giovani tartarughe sono già in grado di affrontare l’alto mare e di muoversi attivamente alla ricerca di condizioni favorevoli. Ora vogliamo capire se anche quest’anno verrà confermato questo modello di dispersione, in particolare la preferenza per uno spostamento verso ovest.”
La liberazione dei piccoli a Ventotene
Il rilascio dei piccoli avverrà in collaborazione con l’Area Marina Protetta Isole di Ventotene e Santo Stefano, con l’Ufficio Locale Marittimo della Guardia Costiera di Ventotene e con l’Ufficio Circondariale Marittimo Guardia Costiera di Ponza, a conferma di una rete di collaborazione consolidata tra enti di ricerca, istituzioni e realtà del territorio. La Guardia Costiera, infatti, non garantisce soltanto un monitoraggio costante ed una prevenzione e repressione degli illeciti ambientali; svolge una costante opera di promozione attiva e di supporto delle iniziative di promozione della cultura del mare e, in particolare, della tutela dell’ecosistema marino e costiero.
“L’Area Marina Protetta di Ventotene rappresenta da anni un punto di riferimento fondamentale per la tutela della biodiversità marina e, in particolare, per la salvaguardia delle tartarughe marine - commenta Antonio Romano, direttore dell’AMP di Ventotene - L’area di rilascio nell’area marina protetta costituisce uno spazio strategico che consente agli esemplari di tornare in mare nelle migliori condizioni possibili. Siamo orgogliosi di questa giornata e di quello che rappresenta perché l’Area Marina protetta supporta e sostiene da anni queste attività di monitoraggio scientifico e conservazione delle tartarughe marine, collaborando con gli enti di ricerca come la SZN, e con le istituzioni per raccogliere dati preziosi e promuovere una maggiore sensibilizzazione sul tema della tutela del mare e delle specie protette”.
Per Stefano Di Marco, Coordinatore dell'Ufficio Progetti di Legambiente e Project Manager del LIFE Turtlenest: “Life Turtlenest si dimostra ancora una volta un progetto importante per implementare tangibilmente la tutela della biodiversità marina, anche tramite iniziative di forte interesse scientifico. La ricerca crea basi stabili per costruire e attuare modelli di conservazione efficaci. Inoltre, le solide alleanze che stiamo realizzando tra comunità scientifica, istituzioni, associazioni, cittadini e operatori turistici sono essenziali per garantire la protezione delle nuove aree di nidificazione e la conservazione della specie. Con il progetto Life Turtlenest stiamo costruendo proprio questo modello di collaborazione, e i risultati sul campo sono già molto incoraggianti”.
IL PROGETTO LIFE TURTLENEST
Life Turtlenest, un progetto cofinanziato dall’Unione Europea attraverso il programma LIFE e coordinato da Legambiente, finalizzato al miglioramento della conservazione della tartaruga marina comune (Caretta caretta) in Italia, Spagna e Francia, attraverso attività di monitoraggio, messa in sicurezza dei nidi, ricerca scientifica e campagne di informazione e sensibilizzazione. Oltre al coordinatore Legambiente, partecipano al progetto europeo la Stazione zoologica Anton Dhorn; Ispra; Università La Sapienza di Roma; Università di Barcellona; BETA Technological Centre (UVic-UCC); ENCI; Cest Med; Regione Basilicata, Regione Campania, Regione Puglia, Regione Lazio, Agenzie per la protezione ambientale della Toscana. Oltre alle regioni italiane bagnate dal mar Tirreno (Basilicata, Puglia, Campania, Sicilia, Lazio, Sardegna e Toscana) Life Turtlenest interverrà nella regione francese Camargue, in Costa Azzurra e in Corsica e e nelle regioni spagnole di Catalogna, Murcia, Andalusia, Isole Baleari e Valencia.

Napoli, 22 maggio 2026 – «Lo studio della bio-diversità è urgente e richiede coordinazione e collaborazione tra quanti se ne occupano. È una sfida complessa, ma insieme ce la faremo». Con queste parole il presidente della Stazione Zoologica Anton Dohrn, Roberto Bassi, è intervenuto oggi all’incontro dedicato alla Giornata Mondiale della Biodiversità presso la Tenuta Presidenziale di Castelporziano, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
L’iniziativa, promossa da Cnr, Fondazione Marevivo e National Biodiversity Future Center (NBFC) e che ha visto la partecipazione di una folta delegazione dell’Ente, ha riunito istituzioni, ricercatori, volontari e studenti per richiamare l’attenzione sull’urgenza della tutela del patrimonio naturale, con particolare riferimento alla biodiversità marina.
Nel suo intervento, il presidente Bassi ha sottolineato il ruolo storico della Stazione Zoologica Anton Dohrn nello studio della biodiversità, ricordando come l’Ente abbia anticipato di oltre un secolo l’approfondimento scientifico di un tema oggi centrale per la comprensione degli ecosistemi e dei cambiamenti climatici. Bassi ha inoltre richiamato la necessità di affrontare le sfide ambientali attraverso una collaborazione stabile tra istituzioni di ricerca e mondo della divulgazione scientifica, rimarcando il valore del dialogo con il Cnr, definito “fratello maggiore”, e con Marevivo, impegnata nel portare la ricerca scientifica all’attenzione del grande pubblico.
La partecipazione della Stazione Zoologica Anton Dohrn all’appuntamento di Castelporziano conferma l’impegno dell’Ente nella ricerca e nella salvaguardia della biodiversità marina, in un percorso che unisce conoscenza scientifica, cooperazione istituzionale e divulgazione.

Elezione del componente eletto del Consiglio di Amministrazione della
Stazione Zoologica Anton Dohrn
Istituto Nazionale di Biologia, Ecologia e Biotecnologie Marine
Candidati
Teresa Romeo |
Fabrizio Vecchi |
Francesco Paolo Patti |
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Si comunica che sono aperte le candidature per l’elezione del membro designato dal Personale dell’Ente, dal Personale Associato e dalla restante parte della Comunità Scientifica di Riferimento.
A tale carica possono accedere i ricercatori e tecnologi dell’Ente in servizio alla data di indizione della consultazione elettorale.
Di seguito la Delibera del Consiglio di Amministrazione n. 31 del 5 maggio 2026 (repertoriata con il numero 31 del 13 maggio 2026) che definisce le procedure e le tempistiche da seguire.
Procedura per la designazione del componente eletto del Consiglio di Amministrazione della SZN
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Last update, 4 June 2026
Scrivere della scomparsa di una persona la cui costante espressione era il sorriso non è semplice.
Monica Montefalcone era Professoressa Associata di Ecologia all’Università di Genova, dove aveva conseguito il Dottorato di Ricerca in Scienze della Terra e del Mare. Prima ancora si era laureata presso l’Università degli Studi di Milano.
Nata a Milano, lontano dal mare, aveva trovato la sua ‘gemella’ in una pianta marina, Posidonia oceanica, che è diventata il fil rouge della sua vita professionale. Tesi di Laurea e Dottorato hanno avuto come soggetto di studio proprio le praterie di P. oceanica in Liguria. Ne era diventata col tempo un’esperta internazionale, come dimostrano le numerose pubblicazioni su riviste scientifiche, i tanti progetti che ha diretto e il cordoglio che sta giungendo anche dall'estero. Il suo sforzo era volto a ‘salvare’ questa pianta attraverso la sua ricerca e a convincere le persone fuori dell’accademia a contribuire attraverso le attività, non meno importanti, di disseminazione e comunicazione. Era a suo agio tanto ad un convegno scientifico, quanto davanti ad una telecamera…con una costante, il suo sorriso. Lo stesso sorriso che accoglieva chiunque passasse all’Università, il sorriso che aveva anche quando si parlava di fatti non necessariamente positivi, ma soprattutto il sorriso di quando mostrava, con orgoglio, la sua foto di bambina al mare con già addosso un mutino da sub.
Monica ha avuto i suoi mentori — che hanno da subito captato la sua passione per il mare, le sue capacità e le sue motivazioni — da cui ha saputo cogliere il senso, il valore e l’impegno di ‘fare l’ecologo marino e occuparsi di conservare’ questa meravigliosa massa di acqua salata insieme con i suoi ‘compagni’ viventi, umani e non umani. Come in natura energia e materia fluiscono nel tempo, nello spazio, tra viventi e non viventi, Monica ha fatto poi fluire la sua energia alle giovani generazioni di ecologi marini che con lei si sono formati o hanno lavorato. Era dinamica, instancabile, sempre pronta a condividere il sapere scientifico e a trasformare ogni uscita in mare in un momento di apprendimento e di scambio, soprattutto per le nuove generazioni.
Monica non era sola in quel mare maldiviano. Con lei hanno tragicamente perso la vita sua figlia Giorgia, che con la madre condivideva la passione per la subacquea, Muriel, assegnista di ricerca all'Università di Genova, e Federico, che stava muovendo i primi passi nel mondo della ricerca marina. Con loro anche Gianluca, istruttore e capobarca, che quel mare lo conosceva profondamente. Vite diverse, accomunate dalla stessa grande passione.
Il vuoto che Monica lascia, in tutti coloro che hanno avuto il privilegio di conoscerla, è umano oltre che professionale. Il suo percorso di carriera Monica se lo è costruito con dedizione, coerenza, competenza e senso del dovere. Non ha mollato neanche un centimetro di fronte ad alcune difficoltà, costruendosi con le proprie mani quello che nessuno avrebbe potuto toglierle. Era una persona sempre pronta ad ascoltare con sincero interesse nuove idee e punti di vista. Aveva la rara capacità di mettere a proprio agio fin da subito: bastavano pochi minuti con lei per sentirsi in perfetta sintonia.
Monica è stata e deve continuare ad essere un modello per tante giovani ricercatrici e ricercatori: una persona capace di dimostrare che la carriera scientifica può convivere con il sorriso, l’ascolto, la collaborazione e rimanendo profondamente esseri umani.
Alla sua famiglia in primo luogo, ma anche alle studentesse, agli studenti, ai colleghi, alle colleghe e a chiunque la conoscesse va il pensiero di un’intera comunità che non la dimenticherà e che cercherà
di portare avanti anche per lei il meraviglioso e necessario lavoro di proteggere la nostra comune, grande ‘casa salata’, per la quale Monica si è spesa con tutta la sua passione, energia e competenza.
Un saluto da parte di tutte e tutti della Sede di Genova della Stazione Zoologica Anton Dohrn e dal Consiglio di Amministrazione SZN ed i ricercatori tutti.
PRIMA TAPPA AD ISCHIA LUNEDI' 18 MAGGIO
Scienza, innovazione e mare si incontrano il 18 e il 22 maggio a Ischia e Napoli (Molo San Vincenzo) con le scuole e in un evento aperto al pubblico promosso da Stazione Zoologica Anton Dohrn, Fondazione Race for Water, GIS Posidonie, Comune di Ischia, Ischia Risorsa Mare, Lega Navale di Napoli e Comando Logistico della Marina Militare
Dopo la Missione Posidonia 2025, l’Odissea Oceano & Clima della Fondazione Race for Water compie un nuovo passo strategico con il lancio di Posidonia Connect, il progetto internazionale che approda per la prima volta in Italia con l’obiettivo di rafforzare il monitoraggio, la conoscenza e la protezione delle praterie di Posidonia oceanica nel Mediterraneo.
Protagonista della missione è il MODX 70 Ganany, catamarano a zero emissioni frutto della Fondazione Race for Water. Pensato per una navigazione pulita e silenziosa, il catamarano Ganany integra energia solare, idrogenazione e ali veliche automatizzate, riducendo al minimo l’impatto ambientale. Una piattaforma innovativa che consente di eliminare le emissioni di CO₂ e gli inquinanti atmosferici, limitando al contempo l’inquinamento acustico, una delle pressioni più insidiose per gli ecosistemi marini.
Il 5 maggio 2026 il catamarano è salpato da Marsiglia per la sua prima missione internazionale in Italia, in programma fino al 28 maggio, con un itinerario dedicato allo studio del ruolo essenziale della Posidonia oceanica per la biodiversità, la resilienza climatica e la difesa delle coste. La tappe di Ischia e di Napoli (Molo San Vincenzo) per lunedì 18 e venerdì 22 maggio 2026 prevedono incontri di divulgazione con le scuole, con gli stakeholder e, in particolare nella tappa di Napoli, è previsto un incontro istituzionale e un incontro con il pubblico. Sono in programma colloqui sullo stato di salute della Posidonia e anche la opportunità di visitare il catamarano. Gli eventi sono promossi da Stazione Zoologica Anton Dohrn, Fondazione Race for Water, GIS Posidonie, Lega Navale di Napoli, Comando Logistico della Marina Militare, Comune di Ischia e Ischia Risorsa Mare. Questi eventi rappresentano un momento centrale della missione, che unisce ricerca scientifica, cooperazione internazionale e sensibilizzazione del pubblico.
La Stazione Zoologica vanta una lunga tradizione nello studio della Posidonia oceanica e vedrà coinvolti in questa missione diversi ricercatori che impiegheranno tecniche di campionamento e protocolli standardizzati per lo studio dello stato di salute delle praterie di posidonia. Grazie alle competenze acquisite in anni di ricerche e collaborazioni scientifiche, i ricercatori si confronteranno con istituzioni e operatori del mare sul futuro del Mediterraneo e sulle nuove frontiere della ricerca marina, in un dialogo che mette al centro la tutela degli habitat costieri e il valore della cooperazione scientifica internazionale.
La missione non si limita a osservare il declino degli ecosistemi marini, ma punta a co-costruire strumenti di gestione e protezione più efficaci, coinvolgendo ricercatori, istituzioni e attori del territorio. In questa visione, Posidonia Connect rappresenta un tassello strategico: non solo ricerca sul campo, ma anche collaborazione concreta per preservare un habitat fondamentale per il Mediterraneo. La Posidonia oceanica, spesso definita il “polmone del mare”, svolge infatti un ruolo decisivo nell’assorbimento di carbonio, nella protezione delle coste dall’erosione e nel sostegno alla biodiversità marina. La sua tutela è una priorità ambientale, scientifica e politica per l’intero bacino mediterraneo.
La collaborazione scientifica al centro del progetto
Nel quadro del progetto Marha (Marine Habitats), sostenuto dal programma europeo LIFE, il GIS Posidonie ha sviluppato e implementato l’EBQI (Ecosystem-based Quality Index), un indicatore ecosistemico. Applicato lungo il litorale mediterraneo francese e in diversi ecosistemi emblematici, l’indicatore consente di valutare non solo la vitalità della pianta, ma l’ecosistema nella sua interezza: comunità di invertebrati e pesci associati, uccelli marini e interazioni ecologiche.
A differenza dei monitoraggi classici, che si concentrano esclusivamente sulla struttura o sulla salute della pianta, l’EBQI offre una lettura olistica dello stato dell’ambiente marino, fornendo elementi fondamentali per orientare le politiche di conservazione a livello locale, nazionale ed europeo.
Perché l’Italia: testare la robustezza dei protocolli
L’Italia, che ospita quasi il 20% delle praterie di Posidonia presenti nel Mediterraneo, costituisce un terreno di prova ideale per validare l’applicabilità dell’EBQI. Le condizioni ambientali italiane sono infatti diverse da quelle della costa francese: acque più oligotrofiche, ovvero povere di nutrienti, e temperature medie superficiali più elevate danno origine a comunità biologiche specifiche.
Grazie all’applicazione dell’EBQI in Sardegna e nel Golfo di Napoli, la missione punta ad adattare questo strumento alla diversità mediterranea, contribuendo alla definizione di uno standard comune per valutare il Buono Stato Ambientale richiesto dalla Direttiva Quadro sulla Strategia per l’Ambiente Marino (MSFD).
Una spedizione di eccellenza nel cuore del Mediterraneo
La missione riunisce esperti del GIS Posidonie, dell’Università di Sassari e della Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli. Insieme, i ricercatori esploreranno una dozzina di siti tra Sardegna e Campania.
La prima fase dello studio ha interessato alcuni siti preservati delle Aree Marine Protette di Asinara, Capo Testa e Tavolara. La missione nel Golfo di Napoli prevede, invece, l’analisi dell’Area Marina Protetta Regno di Nettuno di Ischia, laboratorio naturale prezioso per lo studio degli effetti dell’acidificazione legati alle emissioni vulcaniche di CO₂, dell’AMP Punta Campanella, in un tratto di mare sottoposto a forte pressione turistica, e di Parco Regionale dei Campi Flegrei-Bacoli, sito caratterizzato da condizioni di maggiore degrado ambientale.
Un’ambizione di lungo periodo e a larga scala geografica
Questa prima missione in Italia rappresenta solo l’inizio di un progetto più ampio. L’obiettivo è estendere progressivamente il lavoro ad altre aree strategiche del bacino mediterraneo, tra cui il Mar delle Baleari, il Mar d’Alboran, il Mare Adriatico, il Mar Ionio, il Mar Egeo e il Bacino Levantino per avere una visione a scala mediterranea dello stato di salute delle praterie di Posidonia. Inoltre, costituisce un modo per rinforzare le collaborazioni scientifiche a livello internazionale e l’importanza delle aree marine protette nella gestione e nella conservazione della biodiversità marina.


Cittadini, Guardia Costiera e Stazione Zoologica Anton Dohrn hanno riportato in mare un esemplare di Mobula mobular avvistato in difficoltà sotto costa. Un risultato reso possibile dal network sviluppato nell'ambito del progetto europeo LIFE ELIFE
Ieri mattina una manta mediterranea (Mobula mobular) è stata soccorsa e riportata in mare aperto lungo le coste dell'isola di Procida, grazie alla collaborazione attiva tra cittadini, militari della Guardia Costiera di Procida e ricercatori della Stazione Zoologica Anton Dohrn. L'intervento è stato reso possibile dal network di segnalazione e risposta rapida sviluppato nell'ambito del progetto LIFE ELIFE, co-finanziato dall'Unione Europea, che anche stavolta ha permesso di raggiungere un importante risultato di conservazione.
Intorno alle ore 8, alcuni cittadini hanno segnalato la presenza di una mobula in difficoltà lungo la linea di battigia di una spiaggia dell'isola. I militari della Guardia Costiera di Procida, prontamente allertati, hanno a loro volta contattato i ricercatori della Stazione Zoologica Anton Dohrn. Grazie a un'azione rapida e sinergica, è stato possibile accompagnare l'animale fuori dalle acque basse, consentendogli di riprendere il largo in autonomia.
"Il salvataggio di stamattina dimostra il valore di una rete che parte dal basso: sono i cittadini a fare la prima segnalazione, poi Guardia Costiera e ricercatori intervengono insieme, adattando la risposta a ogni situazione. È il modello che LIFE ELIFE sta costruendo per proteggere gli squali e le razze del Mediterraneo," sottolinea Massimiliano Bottaro, ricercatore della Stazione Zoologica Anton Dohrn e coordinatore del progetto LIFE ELIFE.
"Episodi come questo confermano quanto sia importante poter contare su una comunità scientifica coordinata a livello nazionale," aggiunge Emilio Sperone, professore associato dell'Università della Calabria e coordinatore del Gruppo Ricercatori Italiani sugli Squali, Razze e Chimere (GRIS). "Squali, razze e chimere sono tra i gruppi di pesci più minacciati del Mediterraneo, e solo unendo le competenze di ricercatori, istituzioni e cittadini possiamo davvero contribuire alla loro conservazione."
Il salvataggio assume particolare significato se inquadrato nel contesto più ampio della conservazione degli elasmobranchi mediterranei.
Proprio un anno fa, il Mediterraneo è stato interessato da un eccezionale fenomeno di spiaggiamenti massivi di mobule, che ha causato la morte di numerosi esemplari. In quel frangente, l'Italia è stata tra i primi Paesi a sviluppare una rete coordinata di segnalazione e intervento, sotto l'ombrello del progetto LIFE ELIFE, con il contributo anche del progetto LIFE European Sharks. La rete ha visto la collaborazione di università e istituti di ricerca (Stazione Zoologica Anton Dohrn, Università della Calabria, Università di Siena, Università di Cagliari), del Corpo delle Capitanerie di Porto, del Sistema Nazionale per la Protezione dell'Ambiente (SNPA) con le ARPA territoriali e degli Istituti Zooprofilattici Sperimentali, tra cui quello di Portici.
L'episodio di Procida conferma come la tutela della biodiversità marina possa essere realmente efficace solo attraverso la cooperazione strutturata tra istituzioni, comunità scientifica e cittadini. La Mobula mobular, unica specie di manta presente nel Mediterraneo, è classificata come Endangered nella Lista Rossa IUCN e rappresenta una delle specie di elasmobranchi più vulnerabili del bacino.
Il progetto LIFE ELIFE
LIFE ELIFE (LIFE18 NAT/IT/000846) è un progetto LIFE Nature co-finanziato dall'Unione Europea, dedicato alla conservazione degli elasmobranchi nel Mediterraneo attraverso la riduzione delle catture accidentali nella pesca, lo sviluppo di buone pratiche di rilascio, la formazione degli operatori del settore e il rafforzamento delle reti di monitoraggio e intervento. La Stazione Zoologica Anton Dohrn partecipa al progetto in qualità di partner scientifico.

Partecipa a POSIDONIA CONNECT 2026, l’evento aperto al pubblico dedicato alla tutela del Mediterraneo e alle nuove frontiere della ricerca marina.
La Stazione Zoologica Anton Dohrn, insieme alla Fondazione Race for Water, al GIS Posidonie, alla Lega Navale di Napoli e al Comando Logistico della Marina Militare, ti invita a vivere un’esperienza unica tra conferenze scientifiche, sostenibilità ambientale ed esplorazione a bordo del catamarano a zero emissioni ModX70 – Ganany.
Un pomeriggio di incontro e confronto con ricercatori, esperti del mare e membri della missione internazionale impegnata nello studio delle praterie di Posidonia oceanica, ecosistema fondamentale per biodiversità, clima e protezione delle coste.
VENERDì 22 maggio 2026
14:30 – 17:30
Molo San Vincenzo – Comando Logistico Marina Militare & Lega Navale di Napoli
Programma
> 14:30 – 16:00 | Conferenza e incontro pubblico (Sala Rolandi)
> 16:15 – 17:30 | Visita guidata a bordo del catamarano ModX70 Ganany
?️ Ingresso gratuito
Posti limitati – registrazione obbligatoria su Eventbrite
Registrati qui:https://shorturl.at/Rzj3k
Scopri il progetto:https://shorturl.at/W7K3X

Elezione alla carica di Componente del Consiglio Scientifico
appartenente al personale ricercatori/tecnologi in servizio nell’Ente
Della Stazione Zoologica Anton Dohrn
Istituto Nazionale di Biologia, Ecologia e Biotecnologie Marine
Candidati
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Raffaella Casotti |
Antonio Di Franco |
Priscilla Licandro |
Maria Vittoria Modica |
| Curriculum Vitae | |||
| Lettera motivazionale |
Le elezioni saranno effettuate nelle seguenti date:
- il giorno 25 maggio 2026: prima votazione ore 8.30-18.30
- il giorno 26 maggio 2026: seconda votazione ore 8.30-18.30 in caso di non raggiungimento del quorum di maggioranza assoluta dei votanti
- il giorno 27 maggio 2026: terza votazione ore 8.30-18.30 in caso di non raggiungimento del quorum del 30% degli aventi diritto al voto
- il giorno 28 maggio: eventuale ballottaggio ore 8.30-18.30 in caso di non raggiungimento del 30% di voti per il membro interno o 25% per i membri esterni del CS.
Documenti
DP_n._57_Avvio_procedure_selezioni_membro_interno_CS.pdf
DP n. 68 avvio procedure selezioni membro interno CS - nuova nomina RPA.pdf
Election procedure flowchart.pdf
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Last update, 11.05.2026
LA STAZIONE ZOOLOGICA ANTON DOHRN AVVIA IL MONITORAGGIO ROBOTIZZATO DEL PLANCTON NEL GOLFO DI NAPOLI
Per la prima volta nel Mar Mediterraneo viene installato l’Imaging FlowCytobot (IFCB): un robot sottomarino che, come un vero e proprio microscopio, è capace di scattare 30.000 immagini all'ora per studiare e proteggere la biodiversità marina
La Stazione Zoologica Anton Dohrn (SZN) mette in funzione l’Imaging FlowCytobot (IFCB) nel Golfo di Napoli, la prima installazione in assoluto nel Mar Mediterraneo di una tecnologia d'avanguardia, destinata a rivoluzionare la comprensione e la salvaguardia degli ecosistemi marini.
La "Sentinella" invisibile della salute dei mari
Sebbene invisibili a occhio nudo, gli organismi planctonici sono i pilastri della vita sul pianeta. Il fitoplancton, la componente autotrofa, è il vero "polmone blu" della Terra: produce circa la metà dell’ossigeno che respiriamo e assorbe enormi quantità di anidride carbonica.
Poiché le comunità planctoniche mutano con estrema rapidità, i tradizionali campionamenti manuali e le analisi successive in laboratorio sono spesso insufficienti a monitorare i meccanismi di risposta degli ecosistemi ai cambiamenti. L’IFCB, prodotto da McLane Research Lab, supera questo limite offrendo una tecnologia per automatizzare il campionamento, il conteggio e l'identificazione in tempo reale.
Tecnologia e Intelligenza Artificiale al servizio del mare
L'IFCB è installato sulla boa elastica Meda B della SZN, una piattaforma tecnologica alimentata da pannelli solari e dotata di una stazione meteorologica e di sensori per misurare temperatura, salinità, correnti. Questo "microscopio sottomarino" analizza l'acqua ininterrottamente, catturando fino a 30.000 immagini ad alta risoluzione ogni ora.
La vera rivoluzione risiede nell'integrazione con l'Intelligenza Artificiale: la mole enorme di dati viene analizzata da algoritmi di machine learning che identificano automaticamente specie, forme e dimensioni degli organismi. Questo permette ai ricercatori di monitorare la salute del mare con una precisione e una velocità senza precedenti.
"L'Imaging FlowCytobot è un punto di svolta fondamentale," spiega la Dott.ssa Leonilde Roselli, ricercatrice della SZN "Ci permette di osservare le risposte del plancton alle variazioni ambientali su scale temporali estremamente ridotte, nell'ordine delle ore. Sono proprio queste le scale ecologicamente rilevanti per comprendere come le comunità si organizzano e gli ecosistemi reagiscono agli impatti antropici e ai cambiamenti climatici. Lo strumento permette inoltre di approfondire le dinamiche di successione e le fioriture di singole specie – incluse quelle potenzialmente tossiche –, di analizzare i diversi stadi di sviluppo e le interazioni biologiche che ne regolano l'organizzazione. Si tratta di un'innovazione che ha già rivoluzionato lo studio della biodiversità marina e del funzionamento degli ecosistemi."
Un successo di squadra
Il raggiungimento di questo traguardo tecnologico è il frutto di una sinergia tra ricercatori e tecnici della SZN, dove ogni expertise ha giocato un ruolo cruciale. Il coordinamento scientifico dell'attività è stato curato da Leonilde Roselli e da Emilie Houliez, esperta internazionale di questa specifica tecnologia. La fondamentale analisi della biodiversità e il riconoscimento tassonomico delle specie sono stati eseguiti da Diana Sarno, con il supporto di Eleonora Scalco e Melponemi Mente. Sul fronte operativo, l’integrazione tecnologica del robot sulla piattaforma Meda B è stata gestita da Augusto Passarelli e Simonepietro Canese. Infine, la messa in opera in mare è stata resa possibile dallo staff tecnico composto da Francesco Terlizzi, Davide Errico, Roberto Gallia, Marco Cannavacciuolo, Claudio Iorio e Vincenzo Rando. L'attività ha beneficiato, inoltre, del supporto manageriale di Teresa Romeo.
Con questa innovazione, la Stazione Zoologica Anton Dohrn si pone alla guida e all’esplorazione di un monitoraggio marino ad alta frequenza in Mediterraneo, fornendo strumenti necessari per affrontare le sfide ecologiche del futuro relative alle risposte degli ecosistemi agli impatti antropici compresi i cambiamenti climatici.
















